
Cento anni dopo, l'avviamento elettrico avrà un degno erede?
L’introduzione di quel piccolo motorino rese più facili le partenze e mise fine agli incidenti causati dall’avviamento dei motori pluricilindrici, veramente pericolosi da avviare a mano; così si spera che cento anni dopo, il sistema di spegnimento e riaccensione porti ad un deciso calo dei consumi e dell’inquinamento.
Il nome “giusto” non dovrebbe quindi essere Start&Stop, ma Stop&Start (meno musicale ma già adottato da alcuni costruttori); quando l’auto si ferma e il conducente mette in folle, questo sistema spegne il motore e si prepara per la riaccensione, alla prima pressione fatta sui pedali.
Infatti i sensori di questo sistema si attivano quando il guidatore mette in folle e lascia il pedale della frizione (o schiaccia quello del freno, come accadeva nella prima auto che nel 2005 introdusse lo Start&Stop, la Citroën C3 con cambio robotizzato); il motore si spegne, in attesa che il guidatore prema la frizione per reinserire la marcia. Attualmente questo sistema viene usato da molti costruttori, come Audi e VolksWagen (sui modelli BlueMotion), Mercedes (sulle versioni BlueEFFICENCY) e persino Porsche (sulla Panamera); le previsioni della Bosch stimano che un’automobile su due ne sarà dotata entro il 2012.
Grazie a componenti più robusti, batterie del tipo Heavy Duty (che reggono molti più cicli di carica e scarica, anche dieci volte superiori ai “normali”), lubrificazione per gli elementi di innesto (per le auto con cambio automatico)… oggi lo Start&Stop si sta diffondendo anche alle auto diesel e i suoi costi stanno diminuendo, permettendone l’integrazione anche nei modelli più economici.
Ma sorgono già i primi dibattiti: sarà veramente utile spegnere il motore per poi riaccenderlo pochi secondi dopo? I dati provenienti da indagini indipendenti non sono ancora sufficienti per una casistica certa, in questo blog torneremo sull’argomento per documentare gli sviluppi.









