
Sono passati solo due mesi dall’articolo del “Corriere della Sera” titolato: “Merate come Dallas? La Brianza non ci sta” in cui si raccontava come il ministro Claudio Scajola avesse concesso “ad una società australiana, la Po Valley energy una proroga di 16 mesi nelle attività di ispezione del territorio per la ricerca di possibili giacimenti di idrocarburi”. Nel frattempo, la Regione Lombardia aveva convocato i sindaci dei comuni vicini al parco regionale della Valle del Curone “per l’avvio della fase preliminare dello Studio di Impatto Ambientale della concessione per la costruzione di un pozzo esplorativo, già denominata col nuovo nome Bernaga, ancor prima che il Ministero acconsentisse”…
Il progetto di trasformare la Valle del Curone in un nuovo Texas (paragone coniato dal “Giorno”) prende piede dalla nuova Legge, voluta dal ministro Scajola, che esclude gli Enti Locali dalla procedura di autorizzazione del “permesso di ricerca”; anche per le due fasi successive, di autorizzazione a procedere, il parere delle amministrazioni locali è puramente consultivo: “nel caso in cui una amministrazione abbia espresso, anche nel corso della conferenza, il proprio motivato dissenso, l’amministrazione procedente può assumere la determinazione di conclusione positiva del procedimento dandone comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri, ove l’amministrazione procedente o quella dissenziente sia una amministrazione statale …. Il Presidente del Consiglio dei ministri, previa delibera del Consiglio medesimo … entro trenta giorni dalla ricezione della comunicazione, possono disporre la sospensione della determinazione inviata; trascorso tale termine, in assenza di sospensione, la determinazione è esecutiva.“.Tutto questo permetterà alla società australiana Australian Po Valley, per il 50% di proprietà Edison, di procedere nella ricerca di un giacimento petrolifero e nella eventuale costruzione di un pozzo all’interno della Valle.
Tutti contrari
Per una volta, però, al di là degli schieramenti politici, si sta formando un fronte del NO molto compatto ed eterogeneo: politici locali (PD, Lega…), sindaci ed amministratori, associazioni (CAI, WWF, Lega Ambiente, FAI…), consorzi di produttori e agricoltori, imprenditori brianzoli e tantissima gente comune!
continua…










