A volte, tra le immagini crude e violente, scattate dai fotografi di guerra, ci sono fotogrammi talmente paradossali da risvegliare l’attenzione; due ribelli libici, provati dallo sforzo, spingono una strana variante della Fiat 500, in direzione contraria al flusso dei combattenti.
La strada sterrata è quella di Bab Al-Azizija, dove si trova bunker di Muammar Gheddafi, appena espugnato; all’interno di uno dei garage, che contengono diverse auto di valore, gli insorti hanno trovato questa vettura. Curioso vederli spingere, dato che basterebbero soli 10 minuti per garantirle 260 chilometri di autonomia… infatti l’aspetto paradossale, per un’auto dai colori di una delle Nazioni più ricche di petrolio, è il fatto di essere una vettura elettrica.
La storia della Fiat 500 cabrio “Capri”, ex proprietario il colonnello Gheddafi, inizia a Milano, nel 2009, quando viene commissionata, alla carrozzeria Castagna, con più di 150 di storia, una vettura destinata ad un misterioso cliente.
Scocca verde con parti in oro, interni color panna e finiture verdi, sostituzione del logo FIAT con uno rappresentante l’Africa; il tuning non sarebbe poi così particolare, se la richiesta non comprendesse anche il cambio di alimentazione, l’abbassamento delle sospensioni e delle pedane (per poter comodamente salire, anche vestiti con la tunica), la rimappatura della centralina per superare i 30° di pendenza della rampa che esce dal garage sotterraneo.

A questo punto, non sorprende il costo finale (100.000 euro) e l’esborso equivalente, per due centrali elettriche svedesi, capaci di ricaricare le batterie in soli 10 minuti, e nemmeno il peso totale, che ha raggiunto i 1.500 chilogrammi.
Finita l’era del dittatore, per i “fortunati” possessori di questo modello unico, non restano che due strade: vendere il bottino di guerra a qualche collezionista (Putin ad esempio, che ama farsi fotografare alla guida di auto ecologiche), oppure leggersi il libretto d’istruzioni e trovare un adattatore per la rete elettrica di casa.










