Oggi è una data storica per l’isola caraibica; entrano in vigore circa 300 riforme, volute dal Partito Comunista Cubano del presidente Raul Castro (il fratello di Fidel).
Tra queste, la possibilità per i cittadini cubani di viaggiare all’estero, di acquistare immobili, di aprire attività commerciali e, interessante per questo blog auto, di acquistare e vendere automobili.
Cade così i divieto che esisteva da cinquant’anni; un nuovo periodo per il mercato dell’auto a Cuba, che ne aveva vissuti fino ad ora quattro:
Fino al 1959
Prima della Rivoluzione, le grandi e coloratissime auto americane dominavano le strade dell’Avana; con il blocco all’importazione, sono sopravvissute fino ai nostri giorni (i cubani le chiamano almendròn, dure come il guscio delle mandorle), riparate più volte, in modo sempre più artigianale e fantasioso.
Sono tra i simboli della vita sull’isola, fotografatissime dai turisti; l’allegria dei loro colori, la tristezza per una condizione di vita al limite del cedimento.
Dalla Russia con amore
Avamposto del blocco comunista, l’isola venne progressivamente “invasa” da più di 100.000 Lada 2105s, il modello tutt’ora più diffuso; favorite anche le cecoslovacche Skoda, di cui si diffuse, soprattutto tra i taxisti e gli autonoleggi, la Fabia .
Apertura verso la Corea “sbagliata”
Recentemente Hyundai è riuscita a penetrare nel mercato cubano, grazie agli accordi tra i governi; nonostante siano auto sud-coreane, in questa fase la politica ha lasciato spazio al commercio.
La Cina è ancora più vicina
Il colosso in ascesa, nominalmente stato comunista, è diventato il punto di riferimento per l’import-export di Cuba, non solo nel campo delle automobili; all’inizio del 2009 ben 1.500 CK della Geely sono state acquistate dal governo (è la nuova vettura in uso alla polizia), nella speranza di invogliare l’acquisto anche da parte dei privati autorizzati.
Ovviamente l’acquisto di un’auto nuova rimane un sogno per la maggior parte dei cubani; innanzitutto per il costo proibitivo, poi per la regola, scritta nella Costituzione, per cui la “proprietà personale” è permessa solo dei beni necessari alle “esigenze materiali e culturali”.
Autorizzati ad acquistare auto sono gli stranieri (con residenza permanente) e i residenti che hanno un reddito in valuta straniera o convertibile (pesos in dollari americani); per un ingeniere o un medico (Cuba è tra gli Stati con la migliore assistenza sanitaria del mondo), che guadagnano meno di 50$ al mese, il problema di quale modello acquistare non si pone proprio.
Il decreto rimane comunque un passo importante, non tanto verso un sistema capitalistico (coi suoi pregi e difetti), ma nella direzione del riconoscimento di Cuba come nazione appartenente ad un sistema globale; un’isola da oggi meno… isolata.










