Il numero 3 è significativo, rappresentando la terza generazione di questo concept della Protoscar e la costanza nel perseguire l’obiettivo di un’auto elettrica commercializzabile; ha appena debuttato nel Challenge Bibendum e le caratteristiche tecniche verranno confermate a giorni dal costruttore svizzero (come Rinspeed), ma possiamo già riflettere sul dato più importante.
Sono interessanti le scelte fatte: 3 motori (uno anteriore, due posizionati sull’asse posteriore) per bilanciare la trazione sia tra gli assi, che tra le ruote dello stesso asse (effetto torque vectoring), con una potenza totale che raggiunge i 570 cavalli (900 Nm di coppia).
Il sistema Brusa NLG6 permette di utilizzare tre tipi di prese, per la ricarica: a corrente alternata, domestiche monofase oppure industriali trifase. Un caricabatterie AAB, installato di bordo, permette di effettuare una ricarica per 100 chilometri di autonomia in soli 10 minuti.
L’elemento da evidenziare però, non è un dato tecnico, ma una scelta filosofica: l’auto è un progetto originale, ovvero non la modifica di un’auto esistente (come nel caso della Tesla), ma un’auto disegnata per la motorizzazione elettrica. Batterie collocate nel tunnel centrale (per bilanciare i pesi), motori distribuiti sugli assi, posizione e tipologie delle prese plug-in… tutte scelte conseguenti alla linea progettuale scelta.
La funzione importante di questi concept elettrici, che possono o meno piacere come design, non è quella di arrivare a commercializzare vetture elitarie per ecologisti-snob, ma, oltre a far sognare (come tutte le concept car), è aprire una diversa strada progettuale: le auto elettriche non devono essere una “versione” di auto esistenti, ma vetture concepite ex novo.
A maggio il trofeo più ambito dalle vetture a zero emissioni, ovvero il 









