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Incentivi per le auto elettriche, 5.000 € nel 2012

Incentivi auto elettricheSiamo in fase di approvazione, alla Camera dei Deputati è giunto il testo di legge approvato prima dell’estate dalle commissioni Trasporti e Attività produttive; la copertura finanziaria del bonus prevede una tassazione di 1 centesimo e mezzo sulle bottiglie di plastica, quindi non dipenderà dalla nuova finanziaria, trovando (probabilmente) il via libera in tempi brevi.

Il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, si era già espresso in proposito: “Per una volta arriva una doppia buona notizia: gli incentivi per chi acquista una auto elettrica con copertura finanziaria tramite una tassazione di 1,5 centesimi sulle bottiglie di plastica favorisce una tecnologia che sarà dominante nel futuro, e al contempo colpisce le bottiglie di plastica, che sono inquinanti e derivate da fonti possibili, quindi che pesano sulla bilancia energetica del Paese”.

Sul mercato italiano, si possono acquistare la Citroen C-Zero, a 36.256 €, e la gemella Peugeot iOn, a 35.960 €. Non sono ancora in commercio, fino ad ora per scelta delle case costruttrici in rapportto alla mancanza di una politica governativa sull’elettrico, la Leaf (Nissan) e le ibride Volt (Chevrolet) e Ampera (Opel).
I prezzi sono decisamente alti, anche considerando il bonus; da considerare però le future economie di scala che permetteranno di ridurre sensibilmente i costi di produzione, superate certe quantità (Mitsubishi calcola 30.000 i-Miev).
Purtroppo il contributo statale verrà ridotto progressivamente: 3.000 € nel 2013, 2.000 € nel 2014 e soli 1.000 € nel 2015, proprio negli anni in cui i prezzi renderanno più accessibili queste vetture.

Si alternano così le notizie, alcune positive, altre meno. A farci sorridere è l’apertura del primo punto vendita italiano per la vendita di sole auto ecologiche; ad Asola, in provincia di Mantova, il concessionario di proprietà della FoxilFree ha venduto, nel primo mese di vita, 5 vetture.
Ma lo snodo principale dello sviluppo di questo mercato è legato alla rete di rifornimento: l’Autorità per l’Energia ha dato il via libera alle agevolazioni per realizzare oltre mille colonnine verdi in nove regioni, entro la fine del 2012.

Certo è che i livelli organizzativi raggiunti dalla sola Londra sono ancora molto lontani: come annunciato dal sito espressamente dedicato, Source London, la città ha da poco istallato 150 nuovi punti di ricarica “verde”, compiendo un altro passo verso l’obiettivo finale che vorrebbe la creazione di 1.300 colonnine elettriche entro il 2013.
Mai a più di un miglio di distanza da un distributore.

Incentivi per le auto elettriche in Germania

Incentivi per le auto elettriche in GermaniaIn Germania il Governo della Merkel sta studiando un piano di incentivi statali per le auto elettriche; non sono solo indiscrezioni, e possiamo anticipare che sarà di quasi 4 miliardi di Euro, oltre alla possibile eliminazione della tassa automobilistica (bollo) per chi viaggia senza inquinare.

Obiettivo dichiarato: mettere in circolazione un milione di vetture ecologiche, entro il 2020.
Risultati collaterali immediati: promuovere lo sviluppo di fonti energetiche alternative (come il fotovoltaico casalingo, in cui la Germania già ci supera di anni luce) e favorire le aziende automobilistiche tedesche, come Audi e VolksWagen (già lanciate verso il rinnovamento).

Giapponesi, francesi e americani si stanno già muovento a livello statale, consci che per superare il gap psicologico (dei privati compratori) e finanziario (delle aziende produttrici) è necessario superare una massa critica di ordinativi; inoltre l’investimento in tecnologie verdi piace agli elettori e anche il design (vedi colonnine di ricarica) può favorire un miglioramento degli arredi urbani.

In Italia invece si procede con singoli progetti, legati alle amministrazioni comunali e alle iniziative delle imprese, anche se si sta tentando un progetto di coordinamento; ma il problema è riconducibile alla mancanza di una politica chiara ed efficace, a livello governativo.
Rischiamo così, per l’incapacità di pochi (e per evidenti, forti interessi in tecnologie superate come il nucleare), di rimanere fuori dal circolo virtuoso che potrebbe risollevare il mercato dell’automobile.