Sergio Marchionne è stato nominato da MotorTrend manager dell’anno, nel settore automotive, per i risultati ottenuti con i modelli americani del neonato gruppo italo-americano Fiat-Chrysler.
A noi italiani però, più che la gamma made in USA, stanno a cuore i destini dei marchi storici del gruppo: Alfa Romeo e Lancia. Se da una parte l’Alfa sembra avere un futuro già tracciato (ritorno programmato negli States e lancio di un numero limitato di modelli, seppur del tutto originali come Giulietta Station Wagon e 4C), qualche preoccupazione in più c’è per la cara e vecchia Lancia.
Al momento la casa torinese sta vivendo un periodo in cui l’offerta di modelli è in crescita, sebbene in verità tutto ciò sia dovuto ad una furba manovra di re-badging. Fino ad oggi non siamo ancora in grado di stimare il successo dell’operazione che ha portato nell’orbita Lancia una nuova Thema, ex Chrysler 300C, e un nuovo monovolume, il Voyager.
Guardando questi due modelli balza subito all’occhio come essi si discostino nettamente dai classici canoni italiani; proprio questa rottura totale con il passato ed in parte con il presente progettato nel nostro Paese, Ypsilon e Delta, ha sollevato sia sterili lamentele sia idee interessanti.
Lasciamo da parte le lamentele e vediamo invece cosa ci propone un designer indipendente di nome David Cardoso.
Il nostro eroe, deluso dall’aspetto della nuova Thema, ha voluto realizzare una meravigliosa concept denominata Lancia Imperiale (signor Cardoso, lo sapeva che la Chrysler ha sfruttato il nome Imperial per una serie di berline di lusso prodotte dagli anni ’20 agli anni ’90?).
Il design è all’esatto opposto di quello dell’americana 300C: tre volumi dalle proporzioni europee, classica calandra Lancia con stemma ben in evidenza (a dire il vero i listelli cromati della calandra dovrebbero essere verticali e non orizzontali come sulle Chrysler!), fanali anteriori e posteriori elaborati che richiamano Delta e Ypsilon, una fiancata imponente, solcata da una nervatura che partendo dall’anteriore abbraccia il passaruota posteriore e, infine, una carrozzeria bicolore, segno distintivo dei modelli Lancia più recenti.
Questa vettura avrebbe raccolto in maniera più degna l’eredità della Thema anni ’80?
L’ultima parola non spetta che ai nostri lettori, certo è che lo sfruttamento delle sinergie all’interno del gruppo ha, per il momento, permesso alla stessa Lancia di sopravvivere e sperare in un futuro più roseo (sono lontani i tempi in cui la casa viveva solo sui numeri fatti dalla Ypsilon).
Il nostro augurio, quindi, è che i risultati delle Lancia “americane” diano la possibilità alla casa di tornare ad osare con un prodotto più made in Italy di quanto non sia al momento.
by Elle Sato, the car specialist










