La prima cosa che insegnano, nei corsi di guida, è la posizione delle mani sul volante; presto però i corsi dovranno essere aggiornati, anzi, potrebbero non essere più necessari.
Lo sviluppo delle auto automatiche, o meglio, autonome, sta disegnando il futuro prossimo della mobilità, con l’obiettivo di cambiare profondamente il nostro rapporto con l’automobile.
Leggere un libro, guardare il panorama, telefonare, giocare ai videogames… il “guidatore” potrà permettersi di fare le stesse cose degli altri passeggeri, senza subire lo stress del traffico.
Le auto verranno concepite e costruite come salotti, più accoglienti e con diverse configurazioni interne, perché diventeranno sempre più luoghi dove vivere il viaggio, non più subirlo.
Se pensate che sia fantascienza vi sbagliate: le tecnologie sono già disponibili, i costi di produzione stanno diminuendo (e continueranno a farlo, grazie alle economie di scala), la crisi del settore automotive favorirà un cambio di mentalità nella progettazione.
Anche il concetto di proprietà dovrà essere ripensato, a favore di un car-sharing evoluto: per chi abita in città, perché possedere un’auto (e un garage), quando si potrà chiamare un’auto-taxi autonoma, a costo limitato, le poche volte che si vorrà spostarsi senza i mezzi pubblici?
Il vero ostacolo rimane il problema legale: come assicurare le auto autonome, come gestire gli incidenti (che diminuiranno sensibilmente) tra queste e i veicoli guidati da umani, come calcolare le responsabilità?
Ma che sia il business del futuro (prossimo), pochi dubbi ormai.
Infatti, tra i maggiori investitori in questa nuova tecnologia, troviamo il colosso del web, Google: in questo video, tra i più visti di Youtube, Steve Mahan si reca ad un fast food e alla lavanderia di fiducia, a bordo di una Prius resa autonoma dai sistemi radar, marchiati con il logo di Mountain View.
Da notare un particolare: Steve è un non vedente, alla sua prima esperienza di guida (e senza nemmeno avere la patente).
Dopo aver presentato due delle sue prossime agguerrite rivali, la nuova Mercedes Classe A e la nuova Volvo V40, anch’esse presenti nella classifica del meglio di Ginevra 2012, siamo arrivati ad occuparci di una protagonista indiscussa del mercato delle medie compatte lussuose: la nuova
Nonostante questo, la A3 ha un segno che la distingue al volo dalle serie precedenti: i fari posteriori, che nel nuovo modello hanno uno sviluppo orizzontale importante e creano uno spigolo in rilievo che separa nettamente il lunotto di cristallo dal resto del portellone.
Dentro l’abitacolo le forme sono molto semplici, di chiaro stampo A1: per la quasi assenza di leve ed interruttori e l’aspetto minimal dei comandi assomiglia ad una plancia BMW, mentre altri particolari come le bocchette d’aerazione circolari di derivazione aeronautica sono state riprese anche da Mercedes sia nella classe A che nella B.









